“C’è il senso di una pienezza ed intensità nella formazione delle immagini di Paolo Dell’Elce, c’è un bisogno espressivo di significati dove ha voce il silenzio che continua anche dopo l’ultimo segno, dopo l’ultima luce, l’ultimo albero grigio.

Il soggetto innocente sente lo sguardo su di sé, si presta alla messa in scena, entra nel tessuto del linguaggio, diventa costruzione visiva, luogo dell’evocazione, suono ed eco di una tensione interiore vivificata, che appartiene alla ragione stessa della sua vita, per dare durata all’indicibile, all’evento poetico che investe la sua coscienza portando la tensione verso la totalità.”

Mario Giacomelli

martedì 12 aprile 2011

Diario argentino (4)

Buenos Aires, ottobre 2002




Mi svegliavo sempre presto in Argentina, a pensarci bene in Argentina non ho mai dormito veramente. María la sera mi aveva lasciato sul tavolo alcuni libri da guardare per le mie ricerche. 
La mattina nella stanza di María entra una luce intensa che sembra giungere dall’Italia, dal mare Adriatico. 
La luce adriatica, la luce acquea del mio piccolo mare d'estate, con le sue lievi ondine, come quando agito la bacinella mentre sviluppo. 
In quel mare, proprio come in una bacinella di sviluppo, a volte vedo affiorare ricordi o sogni e perdersi i miei pensieri. 
Da un libro sul tavolo, nell’onda della pagina, mi guardava un bellissimo volto in negativo.