“C’è il senso di una pienezza ed intensità nella formazione delle immagini di Paolo Dell’Elce, c’è un bisogno espressivo di significati dove ha voce il silenzio che continua anche dopo l’ultimo segno, dopo l’ultima luce, l’ultimo albero grigio.

Il soggetto innocente sente lo sguardo su di sé, si presta alla messa in scena, entra nel tessuto del linguaggio, diventa costruzione visiva, luogo dell’evocazione, suono ed eco di una tensione interiore vivificata, che appartiene alla ragione stessa della sua vita, per dare durata all’indicibile, all’evento poetico che investe la sua coscienza portando la tensione verso la totalità.”

Mario Giacomelli

martedì 3 maggio 2011

Il padre di Marialuisa





A Montebello vive il padre di Marialuisa, nella sua vita ha praticato molti mestieri, da giovane ha lavorato alle miniere di carbone, ma in realtà lui è un contadino, lo è sempre stato, anche quando lavorava sotto terra.
Ora è vecchio e anziché riposarsi come fanno i pensionati della città, lui continua a lavorare la terra, ogni giorno. Un contadino non va mai in pensione.
Si alza di buon’ora, e dopo aver accudito i suoi conigli, incomincia la quotidiana fatica nei campi.
Quella mattina ci aspetta, a me e Marialuisa, perché dobbiamo seppellire la mia gatta, Fufi, morta la sera prima.
Quando arriviamo nell’orto per scavare la fossa, lui è già lì, dritto con la vanga tra le mani, la figura imponente e antica, come un vecchio Sioux, che ci guarda con estrema dolcezza. Ha già scavato, e la cosa deve essergli costata non poca fatica a quell’età, la terra è molto dura, e occorre parecchia forza nelle braccia per scavare una fossa di quasi un metro, necessario per evitare che gli animali selvatici possano riesumare i resti della povera gatta, ma lui è fresco e disteso come se non avesse fatto nulla. 
Ci guarda come si guarda due fantasmi, e, in effetti, la nostra presenza in quel posto e a quell’ora è davvero incoerente. Lui al contrario è in perfetta armonia con il mondo circostante, sembra un dio della terra. 
Lo ringrazio per aver fatto lui il lavoro più duro e lo rimprovero perché avremmo dovuto farlo noi, Marialuisa ed io, ma lui mi guarda con profondo affetto e accennando un leggero sorriso mi dice…Ma no, voi siete dei bambini!