“C’è il senso di una pienezza ed intensità nella formazione delle immagini di Paolo Dell’Elce, c’è un bisogno espressivo di significati dove ha voce il silenzio che continua anche dopo l’ultimo segno, dopo l’ultima luce, l’ultimo albero grigio.

Il soggetto innocente sente lo sguardo su di sé, si presta alla messa in scena, entra nel tessuto del linguaggio, diventa costruzione visiva, luogo dell’evocazione, suono ed eco di una tensione interiore vivificata, che appartiene alla ragione stessa della sua vita, per dare durata all’indicibile, all’evento poetico che investe la sua coscienza portando la tensione verso la totalità.”

Mario Giacomelli

lunedì 9 maggio 2011

Luigia



Scrivere di una persona alla quale si è legati, oltre che da profonda amicizia, da affinità elettive, da passioni comuni è come scrivere di se stessi.
Parlare di Luigia, significa parlare della sua malvarosa, significa parlare di suo nonno che, con la sua squisita e misurata eleganza antica, è stato il suo modello etico ed estetico; importante riferimento esistenziale. Parlare di Luigia, per me, è soprattutto la nostalgia di un’adolescenza spensierata che voleva protrarsi oltre la linea d’ombra.