“C’è il senso di una pienezza ed intensità nella formazione delle immagini di Paolo Dell’Elce, c’è un bisogno espressivo di significati dove ha voce il silenzio che continua anche dopo l’ultimo segno, dopo l’ultima luce, l’ultimo albero grigio.

Il soggetto innocente sente lo sguardo su di sé, si presta alla messa in scena, entra nel tessuto del linguaggio, diventa costruzione visiva, luogo dell’evocazione, suono ed eco di una tensione interiore vivificata, che appartiene alla ragione stessa della sua vita, per dare durata all’indicibile, all’evento poetico che investe la sua coscienza portando la tensione verso la totalità.”

Mario Giacomelli

mercoledì 6 aprile 2011

Through




"Chi si serve del mezzo fotografico, sia esso un artista, un reporter, un fotografo occasionale, non fa che una semplice operazione: guardare attraverso, lasciare che il proprio sguardo sia mediato da un filtro. Un filtro che fa coincidere la sua visione dell’oggetto con l’oggetto. In questo senso ogni fotografia è una verifica: sia l’artista, sia il fotografo occasionale, hanno entrambi l’esigenza di verificare, cioè di produrre qualcosa di corrispondente alla propria visione." 

(Paolo Dell'Elce, da "I luoghi e le donne nella fotografia di Angela Antuono")



"Lo sguardo dell’uomo, poco a poco si va atrofizzando, la nitidezza tecnologica provoca la miopia umana; se togliamo il velo di Maya l’uomo non è più in grado di vedere, l’esperienza poetica dello Sguardo è un guardare attraverso. L’uomo non può sostenere la mera evidenza, quell’alterità dolorosa, muta, quel filo spezzato: l’alterità assoluta della Morte, la sua indifferente visibilità." 

(Paolo Dell'Elce, da "Da uomo a uomo" Edizioni Dagherrotipo, 2000)