“C’è il senso di una pienezza ed intensità nella formazione delle immagini di Paolo Dell’Elce, c’è un bisogno espressivo di significati dove ha voce il silenzio che continua anche dopo l’ultimo segno, dopo l’ultima luce, l’ultimo albero grigio.

Il soggetto innocente sente lo sguardo su di sé, si presta alla messa in scena, entra nel tessuto del linguaggio, diventa costruzione visiva, luogo dell’evocazione, suono ed eco di una tensione interiore vivificata, che appartiene alla ragione stessa della sua vita, per dare durata all’indicibile, all’evento poetico che investe la sua coscienza portando la tensione verso la totalità.”

Mario Giacomelli

martedì 1 novembre 2011

Primo novembre



Primo novembre.


                                                                   Devo scalare il mio cuore,
                 come fosse una montagna 
                                                                     Angelus Silesius

                                                              

Ieri pomeriggio ho accompagnato mamma al cimitero di San Silvestro dove riposano i miei bisnonni. 
Siamo andati a piedi, passando per la pineta. 
Ad un certo punto mamma mi ha guardato come se avessi quattro anni e mi ha detto: adesso facciamo una scorciatoia.
Io, che pensavo di conoscere ogni strada possibile in quella zona, sono rimasto un po’ perplesso. Lei allora ha cominciato a tagliare in una direzione a me sconosciuta, un percorso che sfuggiva ai punti cardinali, un sentiero immaginario che solo lei conosceva e ritrovava e che io non potevo vedere. E mentre camminavamo lei mi parlava e raccontava di quando era ragazza e passava di là con le amiche, mi parlava di persone che non ho mai conosciuto, dei loro nomignoli, mi diceva, qui abitava Rosetta, indicandomi una casa tutta rifatta, là c’era Annina la tabacchina.
Al sentiero della memoria si sovrapponeva quel percorso reale nella campagna devastata, ridotta a misera periferia. 
Ai bordi di quel viottolo, che presto diventava una vera strada asfaltata, c’erano ancora dei vecchi ulivi ormai alberi decorativi delle numerose ville costruite, sui resti delle masserie, dagli ex contadini della zona.
Prima di arrivare al cimitero la strada s’impennava bruscamente. Questa era la costarella del cimitero, diceva mamma, era tutta brecciata e ci si doveva arrampicare con fatica. 
Siamo sbucati proprio sotto il cimitero. 
Quella stradina, curiosamente, l’hanno denominata Via Monte Carmelo...il monte dei mistici. Il luogo delle visioni.