“C’è il senso di una pienezza ed intensità nella formazione delle immagini di Paolo Dell’Elce, c’è un bisogno espressivo di significati dove ha voce il silenzio che continua anche dopo l’ultimo segno, dopo l’ultima luce, l’ultimo albero grigio.

Il soggetto innocente sente lo sguardo su di sé, si presta alla messa in scena, entra nel tessuto del linguaggio, diventa costruzione visiva, luogo dell’evocazione, suono ed eco di una tensione interiore vivificata, che appartiene alla ragione stessa della sua vita, per dare durata all’indicibile, all’evento poetico che investe la sua coscienza portando la tensione verso la totalità.”

Mario Giacomelli

mercoledì 13 ottobre 2010

Fiori











Perché portare a termine quando nessuno, in giardino, ha mai visto il mio glicine concluso.
Se allora fosse del fiore il fallimento, questa, diremmo, è la bellezza del mondo, la sua esperienza visibile.
                                                                                                              
Roberto Sanesi




Dei fiori ammiro la disperata vitalità, la tenacia e la precarietà, la sensualità che prorompe dalla loro forma-gesto.
Esseri di congiunzione tra vita e morte, mi attrae la loro natura, fluttuante tra materia e spirito.
Quando guardo un fiore gli occhi si fanno più limpidi, si purificano, e tutto sembra più accettabile.
Con lo sguardo ho cercato di accostare il loro silenzio.
Da sempre con la Fotografia provo a restituire la meraviglia che mi danno.
I fiori che ho fotografato, depositandoli sul piano dello scanner, quasi una bara di cristallo, sono fiori recisi raccolti per strada…fiori feriti e   abbandonati, che stanno morendo, e di cui mi toccava la disperata agonia. 
Il sentimento che ha mosso questo mio lavoro è stato un sentimento di pietà per il loro destino, non saprei definirlo altrimenti. 
Ho raccolto questi fiori cercando di dar loro l’ultima cura: un po’ d’acqua, una carezza…uno sguardo estremo, d’amore e di compassione. 
Li ho guardati come se fossero persone, li ho vegliati. 
Ho cercato di fotografare la rassegnata bellezza del loro estremo abbandonarsi al tempo, nel disfacimento della materia. 
Ho visto che sullo scanner lasciavano come un’impronta, qualcosa che vedevo solo io.
Con queste immagini ho cercato di evocare la loro anima.