“C’è il senso di una pienezza ed intensità nella formazione delle immagini di Paolo Dell’Elce, c’è un bisogno espressivo di significati dove ha voce il silenzio che continua anche dopo l’ultimo segno, dopo l’ultima luce, l’ultimo albero grigio.

Il soggetto innocente sente lo sguardo su di sé, si presta alla messa in scena, entra nel tessuto del linguaggio, diventa costruzione visiva, luogo dell’evocazione, suono ed eco di una tensione interiore vivificata, che appartiene alla ragione stessa della sua vita, per dare durata all’indicibile, all’evento poetico che investe la sua coscienza portando la tensione verso la totalità.”

Mario Giacomelli

mercoledì 29 dicembre 2010

Diario argentino (3)

mujer que toma el mate, La Plata, 2002

La Mujer que toma el mate, osserva i bambini davanti alla scuola, attraverso le sbarre della sua prigione domestica, sorseggia il mate, in mano ha la sua bombilla, calda. Il suo sguardo, un lento piano sequenza, che tocca i bambini al di là della strada e si ferma nei miei occhi. Si accorge che la sto guardando e mi sorride appena, un sorriso senza energia, Cecilia le dice che sono italiano e che vorrei fotografarla, lei scrolla appena le spalle come per dire…fai quello che vuoi!




cane a Punta Lara, 2002

Nel sud del Mondo anche i cani sono diversi, la povertà discrimina anche gli animali, un cane povero e randagio dalle mie parti trova sempre qualcosa da mangiare e sopravvive…la ricchezza decompone il suo pane in briciole sperdute che arrivano alle bocche delle creature affamate, la povertà non ha resti, è immobile negli occhi di un cane che si stupisce della mano che gli porge il cibo.