“C’è il senso di una pienezza ed intensità nella formazione delle immagini di Paolo Dell’Elce, c’è un bisogno espressivo di significati dove ha voce il silenzio che continua anche dopo l’ultimo segno, dopo l’ultima luce, l’ultimo albero grigio.

Il soggetto innocente sente lo sguardo su di sé, si presta alla messa in scena, entra nel tessuto del linguaggio, diventa costruzione visiva, luogo dell’evocazione, suono ed eco di una tensione interiore vivificata, che appartiene alla ragione stessa della sua vita, per dare durata all’indicibile, all’evento poetico che investe la sua coscienza portando la tensione verso la totalità.”

Mario Giacomelli

giovedì 20 gennaio 2011

Solitude











In questo post metterò un po' alla volta tutte quelle fotografie scattate tra il 1977 e il 1982.
Sono per lo più diapositive e negativi dimenticati, che solo in questi ultimi tempi sto ritrovando; scarti di lavori che non ho portato a termine, ma che in seguito mi hanno dato la possibilità di riflettere su come la mia vita si andava trasformando  all'impatto con il mondo visibile...Ho voluto aprire questo post con una canzone di Billie, la mia artista preferita, la voce che più amo in assoluto, la voce che mi ha fatto sognare quando ero bambino...
La solitudine è una costante del momento creativo...e solo in questo momento essa non è dolorosa...

Queste immagini oggi hanno un significato affettivo più che estetico, mi rappresentano ancora, e mi riportano a quei giorni lontani, a quella luce, alle forme del tempo... e ritrovo quell'assenza...
Se penso alla mia vita penso a questi versi di Ivo Andrich...

Tutto quel che vedo è poesia,
tutto quel che tocco è dolore.