“C’è il senso di una pienezza ed intensità nella formazione delle immagini di Paolo Dell’Elce, c’è un bisogno espressivo di significati dove ha voce il silenzio che continua anche dopo l’ultimo segno, dopo l’ultima luce, l’ultimo albero grigio.

Il soggetto innocente sente lo sguardo su di sé, si presta alla messa in scena, entra nel tessuto del linguaggio, diventa costruzione visiva, luogo dell’evocazione, suono ed eco di una tensione interiore vivificata, che appartiene alla ragione stessa della sua vita, per dare durata all’indicibile, all’evento poetico che investe la sua coscienza portando la tensione verso la totalità.”

Mario Giacomelli

venerdì 18 marzo 2011

Sergio





Sergio è stato il mio primo amico. Avevamo pochi anni, tre, quattro, e giocavamo insieme, giocavamo con le costruzioni in legno, dei cubetti di legno che lui toccava e assemblava ed io lo guardavo, giocavamo spesso in sala da pranzo, quando lui veniva sopra da me, e poi nel cortile, sono ricordi sfocati, lontani, troppo lontani, cerco di metterli a fuoco, ma posso ricostruirli solo attraverso le fotografie e i filmini del tempo. Di lui ricordo vivissimi i capelli rossi e le lentiggini, il sorriso e gli occhi acquamarina. Ho perso Sergio a cinque anni. Così pensavo. E il trauma è stato così grande da rimuoverlo. Cambiammo casa, e anche lui andò a vivere in un altro quartiere. Non lo vidi più.
Lo ritrovai quasi quarant’anni dopo. Ridiventammo amici senza riconoscerci. Per lui sentivo un affetto istintivo che non mi spiegavo, una familiarità, una consuetudine che mi faceva pensare. Un giorno, nella sua bottega di corniciaio, mentre ognuno ricordava la propria infanzia ci accorgemmo di avere dei ricordi in comune, di luoghi e di persone, di nomi e di volti. E dopo un po’ Sergio tornò ad essere quel Sergio. Rividi in lui il bambino che avevo lasciato quarant’anni prima, e mi accorsi che era sempre lo stesso. Come non averlo riconosciuto subito? Il tempo ci veniva incontro e ci restituiva quei giorni dell’infanzia, intatti nel loro mistero e nella loro luce.