“C’è il senso di una pienezza ed intensità nella formazione delle immagini di Paolo Dell’Elce, c’è un bisogno espressivo di significati dove ha voce il silenzio che continua anche dopo l’ultimo segno, dopo l’ultima luce, l’ultimo albero grigio.

Il soggetto innocente sente lo sguardo su di sé, si presta alla messa in scena, entra nel tessuto del linguaggio, diventa costruzione visiva, luogo dell’evocazione, suono ed eco di una tensione interiore vivificata, che appartiene alla ragione stessa della sua vita, per dare durata all’indicibile, all’evento poetico che investe la sua coscienza portando la tensione verso la totalità.”

Mario Giacomelli

domenica 17 ottobre 2010

La farfalla





Un gesto antico che arriva dal passato, il senso mitico della tessitura, più o meno razionalmente rievocano memorie e simboli profondi: più semplicemente, ritornano gli odori e i gesti di casa di una generazione a cavallo tra cultura contadina e dispersione consumistica. Il lavoro a maglia evoca tempi lenti, pomeriggi invernali, ma al contrario, nel suo particolare si propone con una vivacità scattante di una sorta di mobile staticità: l’incongruenza tra tempo interiore immobile e gesto veloce, costruttivo diviene una specie di mantra, una sorta di preghiera: la concentrazione, il silenzio e il gesto preciso, fulmineo la costruzione di un tessuto, un progetto, un ricordo, un istante banale di profondità attività e memoria. Il filo che scorre, il lavoro paziente, gli affetti, il tempo che passa e che è passato. Ma niente malinconie: la musica incalza gioiosa sul balletto delle dita e dei ferri e gli scatti della musica sono il vorticoso movimento delle punte: in pratica, un balletto classico. Dietro questo si può aprire in chi osserva la profondità delle proprie memorie, il senso metafisico della “tessitura”, della filatura di relazioni e di vite di cui quella danza precisa è l’immagine.
                                                                                         Antonio Zimarino