“C’è il senso di una pienezza ed intensità nella formazione delle immagini di Paolo Dell’Elce, c’è un bisogno espressivo di significati dove ha voce il silenzio che continua anche dopo l’ultimo segno, dopo l’ultima luce, l’ultimo albero grigio.

Il soggetto innocente sente lo sguardo su di sé, si presta alla messa in scena, entra nel tessuto del linguaggio, diventa costruzione visiva, luogo dell’evocazione, suono ed eco di una tensione interiore vivificata, che appartiene alla ragione stessa della sua vita, per dare durata all’indicibile, all’evento poetico che investe la sua coscienza portando la tensione verso la totalità.”

Mario Giacomelli

lunedì 18 ottobre 2010

Nebbie





dalla serie "Nebbie", anni 90


…Queste fotografie non sono restituzioni documentaristiche di un paesaggio, appunti di immagini quotidiane spicciole, brani di vita vissuta. Secondo le regole del Gioco sono piuttosto immagini interiori, che l’artista proietta sul paesaggio traendole dal tesoro inesauribile di un immaginario individuale e collettivo.
Evocano, piuttosto lo stupore felice che coglie l’uomo sensibile di fronte alla silenziosa presenza delle cose, della natura. Per questa ragione, Dell’Elce riduce all’essenzialità spirituale del segno, al minimale della macchia di luce, del dilagare dell’ombra, o di una trama di linee che sa di astratto arabesco e di scrittura cinese, la realtà visibile della natura.
                                                                                                            Rita Ciprelli