“C’è il senso di una pienezza ed intensità nella formazione delle immagini di Paolo Dell’Elce, c’è un bisogno espressivo di significati dove ha voce il silenzio che continua anche dopo l’ultimo segno, dopo l’ultima luce, l’ultimo albero grigio.

Il soggetto innocente sente lo sguardo su di sé, si presta alla messa in scena, entra nel tessuto del linguaggio, diventa costruzione visiva, luogo dell’evocazione, suono ed eco di una tensione interiore vivificata, che appartiene alla ragione stessa della sua vita, per dare durata all’indicibile, all’evento poetico che investe la sua coscienza portando la tensione verso la totalità.”

Mario Giacomelli

mercoledì 20 ottobre 2010

Physis

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L’artista accarezza il paesaggio con lo sguardo e con un gesto della mano risveglia nell’opera il Corpo Infinito: il Corpo Sconosciuto che dorme disteso sull’orizzonte. Scrive María Zambrano: – Prima di tutto però la vita cerca il suo corpo, il dispiegarsi del corpo che è già arrivata ad avere, il corpo indispensabile. E cerca un altro corpo sconosciuto. È così che il primo impeto vitale che sussiste in lui nel corso delle epoche conduce l’uomo a cercare un altro corpo propriamente suo, il corpo sconosciuto –.  
E Arthur Rimbaud: – Ho abbracciato l’alba d’estate / l’ho avvolta nei suoi veli raccolti, ed ho sentito un poco il suo corpo immenso –. Il paesaggio si rivela allo Sguardo nella sua entità corporea, la natura si dà come physis, essenza primordiale nella sua totalità. Il paesaggio si apre e accoglie nel suo corpo il corpo “altro” di chi guarda.
Scrive Heidegger: – la physis, nel senso dello schiudersi la si può riscontrare dappertutto, per esempio nei fenomeni celesti (il levar del sole), nell’ondosità marina, nel crescere delle piante, nell’uscire dell’animale e dell’uomo dal grembo materno –. È il momento in cui le cose nascono, divengono: vengono all’essere. E il vivente corrisponde al vivente: ciò che è vivo “è”.
Da: La Porta nel Paesaggio di Paolo Dell'Elce