“C’è il senso di una pienezza ed intensità nella formazione delle immagini di Paolo Dell’Elce, c’è un bisogno espressivo di significati dove ha voce il silenzio che continua anche dopo l’ultimo segno, dopo l’ultima luce, l’ultimo albero grigio.

Il soggetto innocente sente lo sguardo su di sé, si presta alla messa in scena, entra nel tessuto del linguaggio, diventa costruzione visiva, luogo dell’evocazione, suono ed eco di una tensione interiore vivificata, che appartiene alla ragione stessa della sua vita, per dare durata all’indicibile, all’evento poetico che investe la sua coscienza portando la tensione verso la totalità.”

Mario Giacomelli

martedì 7 dicembre 2010

il profumo dei colori

Io e zio Enzo, 1962




La sera aspettavo con trepidazione il momento in cui lo zio Enzo, dopo aver cenato frettolosamente, tirava fuori la cassetta dei colori ad olio e la grande tela che durante il giorno riposava sull’armadio.
Ogni giorno c’era dipinto un albero in più, una casetta nuova, la cima di un’altra montagna. A poco a poco un paesaggio possibile incominciava a risplendere della sua luce sulla superficie di quella tela che a me sembrava gigantesca, un paesaggio luminoso e odoroso, fatto di colore pastoso come il cioccolato e la crema che la zia metteva nella torta del compleanno. 
Non potevo mangiare il colore, ma potevo toccarlo e annusarlo e la cosa mi riempiva di gioia. 
Le pennellate dello zio erano lente e minuziose, aveva un modo di dipingere da miniaturista e per finire un quadro impiegava mesi. Non dipingeva molti quadri, andava a periodi, stava anche tantissimi mesi senza toccare i pennelli ed io cercavo sempre di invogliarlo a dipingere. 
Ogni nuovo quadro per me era un sogno ad occhi aperti che si andava definendo di giorno in giorno, fino a diventare realtà nel momento in cui lo zio dava l’ultimo tocco di pennello. 
Il sentiero tra i campi, era ormai praticabile, Un po’ alla volta l’avevo visto srotolarsi sinuoso dal fondo bianco della tela, un giorno erano spuntati perfino dei papaveri, e l’erba era diventata più verde. Immaginavo di correre per quella stradina nella direzione delle montagne appuntite che si stagliavano lontane, nello spazio virtuale della tela. 
Quello spazio mi sembrava sterminato, e potevo abitarlo tutto con la mia immaginazione, e la cosa mi procurava un piacere indescrivibile. Ma molto più intenso era il piacere che mi dava il profumo dei colori.
Tutta la casa odorava di colore vivo e dentro di me cresceva sempre più forte l’amore per la pittura.