“C’è il senso di una pienezza ed intensità nella formazione delle immagini di Paolo Dell’Elce, c’è un bisogno espressivo di significati dove ha voce il silenzio che continua anche dopo l’ultimo segno, dopo l’ultima luce, l’ultimo albero grigio.

Il soggetto innocente sente lo sguardo su di sé, si presta alla messa in scena, entra nel tessuto del linguaggio, diventa costruzione visiva, luogo dell’evocazione, suono ed eco di una tensione interiore vivificata, che appartiene alla ragione stessa della sua vita, per dare durata all’indicibile, all’evento poetico che investe la sua coscienza portando la tensione verso la totalità.”

Mario Giacomelli

lunedì 21 febbraio 2011

Il mondo che ha paura





Il mondo che ha paura
Il mondo ha paura. È tutto in crisi. In particolare, è in crisi (come abbiamo avuto modo di constatare) il concetto stesso di “umanità” e di “umanesimo”. 
Attilio Gavini
                                     

È vero, siamo tutti d’accordo su questo. Assistiamo tutti al deragliamento di ogni presupposto etico, qualitativo, rispetto ai concetti di umanità e di umanesimo (quello “sguardo sull’uomo” che a suo tempo mi ha dato motivo di concepire la mostra che facemmo ad Alanno). Come osserviamo tutti, è in corso una trasformazione dell’umanità che però ancora ci sfugge completamente. Quello che mi chiedo è se questa trasformazione ha un’origine remota, nella storia più lontana, oppure in un processo storico assai più recente...perché questa domanda? Semplicemente perché quando sento parlare le persone che hanno più di settant’anni, emerge spesso una realtà, riferita ai tempi della loro giovinezza, che non lasciava presagire questa crisi, anzi!
Ma cos’è che definisce l’umanità? quali sono le sue peculiarità. Non riesco a togliermi dalla testa le parole del piccolo Lorenzo:“Bisogna imparare il comportamento”...L’umanità è definita forse dal suo comportamento? è sufficiente questo? Allora la nostra crisi è una crisi comportamentale, etica? Ma il comportamento è subordinato e riflessivo di altre istanze? Necessità fisiche e metafisiche? Istinto, razionalità, volontà, coscienza, Ego, Sé?

Il mondo tecnologico, onnipotente, sembra non avere paura e non si ferma a riflettere, va avanti inesorabilmente. Ma il mondo degli uomini invece ha paura. L’Anima che è Vuoto, non può riempirsi di certezze, e trema, vacilla. Subisce la sua vanità che non può nutrirsi. Il suo è un destino di anoressia. Noi uomini “umani” portati a fare “umanità” e a “fare anima”, abbiamo coscienza di questo destino e abbiamo paura, nonostante cerchiamo di farci rassicurare dalla Techné. La Techné ci permette di dilazionare la vita e la morte, almeno ce ne dà l’illusione, è il Gioco che ci oppone al Destino - sempre apparentemente – quell’eterna partita a scacchi che ci vede sconfiggere la Morte con l’astuzia e non con la ragione, che ci illude di poter trattare. Briciole di pane che sostengono miseramente lo stomaco anoressico dell’Anima, perché anche l’Anima ha uno stomaco per digerire il Corpo, perseguendo la loro omeostasi: quell’equilibrio endogeno della materia, biofluidità della Sostanza, che nel vuoto ridondante dell’Anima innesta embrioni di Carne morente.